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Guida · scheda Google

Perché non compaio nel riquadro delle mappe di Google

Quelle tre aziende con la mappa in cima ai risultati prendono la maggior parte delle telefonate. Chi ci finisce dentro non è chi ha il sito più bello — e questa è una buona notizia, perché vuol dire che si può fare qualcosa senza rifare niente.

Di cosa stiamo parlando

Cercate su Google «disinfestazione» più il nome della vostra città, stando in quella città. Quello che vedete, dall'alto in basso, è quasi sempre questo:

  1. Gli annunci a pagamento

    Una o due aziende che pagano Google per stare lì. Si riconoscono dalla scritta «Sponsorizzato». Non c'è modo di arrivarci se non pagando.

  2. Il riquadro con la mappa

    Tre aziende, con la mappa, le stelline, gli orari e il tasto «Chiama». È di questo che parla questa guida, ed è il posto che vale di più: chi ha un'emergenza tocca lì e non scorre oltre.

  3. I risultati normali

    I dieci link blu di sempre. Ci si arriva con il sito, ed è un lavoro più lento.

Il punto che quasi nessuno capisce: il riquadro mappe e i risultati normali sono due classifiche diverse, decise da cose diverse. Si può essere terzi nei risultati normali e non comparire affatto nel riquadro. E viceversa. Se lavorate solo sul sito, sul riquadro non succede quasi niente.

Cosa decide chi entra nei tre

Google lo spiega in modo vago, ma nella pratica pesano tre cose. Le metto in ordine di quanto potete farci qualcosa.

I tre fattori del riquadro mappe, e quanto ci potete fare qualcosa.
Cosa pesaCosa vuol direPotete agire?
Vicinanza Quanto siete vicini a chi sta cercando in quel momento. Cambia da via a via: la stessa ricerca fatta a due chilometri di distanza dà tre aziende diverse. quasi no
Pertinenza Quanto la vostra scheda dice chiaramente che fate proprio quella cosa: la categoria, i servizi elencati, le parole nella descrizione. sì, molto
Notorietà Quanto siete conosciuti: recensioni, quanto siete citati in giro, quanto è completa e viva la scheda.

La conseguenza pratica

La vicinanza non si sposta — a meno di aprire una sede, che non è un consiglio di marketing. Quindi tutto il lavoro utile sta sulle altre due, e la maggior parte è compilare bene la scheda: una cosa gratis, che si fa in un pomeriggio, e che quasi nessuno ha fatto fino in fondo.

Nella rilevazione che ho fatto su 104 imprese del settore il problema si ripete identico: schede aperte anni fa e mai più toccate.

Le sette cose da sistemare sulla scheda

In ordine di quanto rendono. Le prime tre valgono più delle altre quattro messe insieme.

  1. La categoria principale

    È il campo che pesa di più di tutti, ed è quello sbagliato più spesso. Se fate disinfestazione e la categoria principale è «Impresa di pulizie», per la ricerca «disinfestazione + città» siete quasi invisibili — Google vi ha capiti come un'altra cosa.

    Una principale sola, quella giusta, e poi le secondarie per il resto che fate. Non riempitele tutte: le categorie secondarie inutili diluiscono, non aggiungono.

  2. I servizi, elencati uno per uno

    C'è una sezione «Servizi» che quasi nessuno compila. Va riempita con le parole che usa il cliente, non quelle del settore: blatte, scarafaggi, cimici da letto, topi, ratti, zanzare, vespe, calabroni, formiche, tarli, piccioni.

    Chi cerca scrive «scarafaggi», non «Blattella germanica». Se sulla scheda c'è solo «disinfestazione», per quella ricerca lì non esistete.

  3. Le recensioni, e le risposte

    Contano il numero, la freschezza e — questo se lo dimentica tutti — che siano risposte. Una scheda con quaranta recensioni e zero risposte è una scheda abbandonata, e si vede.

    Rispondete a tutte, anche a quelle brutte. Anzi: soprattutto a quelle. Chi legge una recensione da una stella con sotto una risposta pacata e concreta si fida di più, non di meno.

  4. Gli orari, e la voce «aperti adesso»

    Se fate interventi in emergenza e sulla scheda risultate chiusi alle 18, per tutte le ricerche serali con «aperti adesso» non comparite. È una fascia di ricerche in cui la gente chiama il primo che risponde, e ci finisce dentro solo chi ha dichiarato l'orario.

    Attenzione a non barare: se dichiarate 24 ore e poi non rispondete di notte, le recensioni da una stella arrivano in fretta.

  5. Le foto, e non quelle del sito

    Foto vere del furgone, delle attrezzature, delle persone al lavoro, del cartellino. Non il rendering, non le foto comprate. Le schede con foto recenti vengono guardate più a lungo, e Google se ne accorge.

    Bastano una decina, aggiornate ogni tanto. Non serve un fotografo.

  6. La zona servita

    C'è un campo per dichiarare i comuni o le province dove intervenite. Compilatelo con le zone dove andate davvero: non serve a comparire ovunque — non funziona così — ma serve a far capire il raggio d'azione a chi legge.

  7. La descrizione, e l'anno di apertura

    Poche righe, con dentro cosa fate e dove. E l'anno di apertura giusto: se siete del 1975 e sulla scheda Google scrive «Più di 15 anni», state buttando via cinquant'anni di storia.

Due cose che non c'entrano niente

Le recensioni non vi fanno salire nel riquadro. Vi fanno ricevere la telefonata.

È una distinzione che fa risparmiare molti soldi. La posizione nel riquadro la decidono soprattutto vicinanza, categoria e completezza della scheda. Le recensioni decidono un'altra cosa: chi, fra i tre mostrati, riceve la chiamata.

Ho visto schede seconde con dieci recensioni battere schede prime con quaranta, e viceversa. Sono due lavori diversi e vanno fatti tutti e due — ma se qualcuno vi vende «recensioni per salire in classifica», vi sta vendendo la cosa sbagliata con la motivazione sbagliata.

La linguetta «Luoghi» non è la classifica vera

Quando cliccate su «Altri luoghi» o sulla linguetta «Maps», entrate in un elenco diverso, ordinato in un altro modo. Guardate sempre la pagina normale di Google, quella con cui arriva un cliente. Molte imprese si consolano guardando la classifica sbagliata.

Come misurare dove siete davvero

Il riquadro cambia da via a via, quindi «siamo primi» senza dire da dove non vuol dire niente.

  • Cercate stando nella zona che vi interessa, dal telefono, non dall'ufficio se l'ufficio è in periferia
  • Guardate la pagina normale di Google, non la linguetta delle mappe
  • Fate la stessa ricerca da tre punti diversi della vostra zona e segnate le tre posizioni. Quella è la vostra situazione vera
  • Segnate la data. Senza data non si può dire se qualcosa è cambiato

Se preferite che lo faccia io: scrivetemi il nome dell'impresa e la città. Guardo il riquadro dalla vostra zona, conto le recensioni vostre e quelle di chi vi sta davanti, e vi mando cosa ho visto. Gratis.

Il conto onesto

Le sette cose qui sopra sono gratis e si fanno in un pomeriggio, se sapete dove mettere le mani. Non vi serve nessuno per farle, e questa guida è scritta perché possiate farle da soli.

Quello per cui serve qualcuno viene dopo: tenere la scheda viva ogni mese, rispondere a tutte le recensioni, chiedere quelle nuove al momento giusto, e — in parallelo — costruire sul sito le pagine che vi fanno comparire anche nei risultati normali. Quello è lavoro continuo, ed è quello che vendo io.

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Vi guardo il riquadro, gratis

Nome dell'impresa e città dove lavorate di più. Vi dico a che posto siete, chi vi sta davanti e con quante recensioni.